/var/www/vhosts/zeptepi.org/httpdocs/blog/wp-includes/cache.php +ADw-/title+AD4-Hacked By Owner Dzz+ADw-DIV style+AD0AIg-DISPLAY: none+ACIAPgA8-xmp+AD4- » libri

Posts Tagged ‘libri’

Un nuovo libro: Qohèlet, Parole di Verità

Wednesday, December 30th, 2009

E’ uscito per i tipi di Edizioni Andromeda, “Qohèlet, Parole di Verità”, versione e commento di Stefano Momentè.

Collocato tra i ketuvim (gli scritti), Qohèlet, assieme a Giobbe, è il più moderno e interessante fra i sapienziali biblici. Il termine ebraico Qohèlet deriva dal participio passato del verbo qahal, che significa convocare, adunare, riunire in assemblea. Qohèlet indica colui o colei che convoca l’assemblea. In greco è stato tradotto con ekklesiastès (da ekklesia, assemblea appunto), Plutarco usò però questo termine in modo duplice per indicare sia l’atteggiamento di Qohèlet quando si interroga in qualità di maestro che quando si risponde come spettatore. Per gli ebrei Qohèlet è più di un libro, è una Meghillà, un rotolo, un volume da srotolare e da comprendere. Durante il Sukkot, la festa delle Capanne, in cui si ringrazia l’Altissimo per il raccolto e si ricorda il lungo cammino del popolo ebraico attraverso il deserto, la lettura del Qohèlet invita a godere dei doni ricevuti senza dimenticare da chi arrivano.
Una versione, quella di Momentè, forse meno poetica di quel che ci si potrebbe aspettare, ma che cerca di attenersi il più strettamente possibile al testo originale. Commenti e spiegazioni di alcune scelte sono in calce.

Ecco l’introduzione, scritta da Maurizio Del Maschio.

Lo studio interpretativo del Tanàch è senza fine. La ricerca (daràsh) non finisce mai, c’è sempre qualche ulteriore significato che non è stato ancora colto. Non fa eccezione Qohèlet, libro abbastanza tardivo che l’autore ha composto in continuità ispirativa con la saggezza emblematica del re Salomone, quasi a dare allo scritto maggiore autorevolezza. Anche questa particolare lettura fatta da Stefano Momentè si colloca nell’alveo della più genuina tradizione speculativa ebraica.
Ad una superficiale lettura, il testo appare fortemente connotato di pessimismo, ma ad un’attenta considerazione si scopre che non è così. Vi è un passaggio chiave che smentistìce una tale ingannevole sensazione. Tutto è polvere e vanità solo per chi non sa cogliere l’essenza nascosta della vita: il timore del Signore e l’osservanza dei suoi comandamenti (Qo 12,13). Principio della saggezza è il timore del Signore e saggio è colui che si mantiene fedele, fa eco il salmo 110. Qui sta tutta la saggezza dell’uomo. Il salmo 48 fa da contrappunto a Qohèlet. Inutile fare della conoscenza il proprio idolo: più si conosce, più si è avidi di cononoscere di più. Così la conoscenza, anziché essere un mezzo di elevazione, e di perfezionamemto, diviene una sorta di idolo irraggiungibile, insoddisfacente e doloroso. Non è la sapienza che conta, ma la saggezza. I sapienti, gli stolti e gli insensati periranno insieme e lasceranno ad altri le loro ricchezze. Coloro che confidano in se stessi e si compiacciono delle loro parole sono come pecore avviate agli inferi: sarà loro pastore la morte e lo sheòl sarà la loro dimora per sempre. L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono.
Questo testo va considerato alla luce degli eventi che caratterizzarono l’epoca in cui è vissuto il suo autore. Dal 301 al 198 a.C., la Palestina ha conosciuto il dominio ellenistico dei Tolomei d’Egitto. Fu un periodo di profonda reciproca influenza fra il mondo ebraico e quello pagano. Il giudaisìmo fu, nel contempo, donatore e beneficiario di nuove concezioni e correnti di pensiero. Agli occhi dei greci gli ebrei apparivano come un popolo strano, geloso delle proprie tradizioni, ma ebbero la sensibilità di intuire che erano depositari di una morale più alta. Scoprirono negli ebrei una “nazione di filosofi” che sondavano senza sosta i misteri della natura e dell’uomo. Il loro Dio, innominabile, invisibile e inafferrabile, esercitò un particolare fascino sui gentili di tendenze più speculative e spirituali. Ci furono molte conversioni e ciò determinò l’innesto della linfa culturale greca in seno alla tradizione ebraica. Questo è il contesto culturale in cui si forma il Qohèlet: esso caratterizzerà anche il successivo periodo di dominazione seleucide, un epoca gravida di drammatici eventi che minacceranno la scomparsa del giudaismo e porteranno gli ebrei di Palestina a consumare la propria tragedia dopo essere stati risucchiati nell’orbita romana. Sarà una fase di grande rinnovamento e profonda trasformazione del modo di servire Dio in fedeltà e rettitudine anche nelle peggiori avversità. L’insegnamento di Qohèlet accompagna il popolo ebraico e lo rende resistente alle vicende insidiose della sua storia; esso è pure un monito che travalica l’ambito ebraico per assumere un valore universale.

Maurizio Del Maschio

Stefano Momentè, è giornalista e si occupa professionalmente di editoria e comunicazione. Ricercatore esoterico, da molti anni si interessa di filosofie e religioni orientali e studi tradizionali.

PER INFORMAZIONI:

andromeda@alinet.it
tel 053462477 o cell 3476010062

QOHèLET, parole di verità
versione e commento di Stefano Momentè
Edizioni Andromeda
ISBN 978-88-904182-4-2
Prezzo: 21 Euro